Si trova sul municipio e celebra, con i toni tipici del tempo, l’annessione all’Italia
LAVIS. A quasi due mesi di distanza dal 4 novembre 1918, il giorno che vide l’arrivo del Regio Esercito Italiano, il Consiglio Comunale di Lavis, il 30 dicembre del 1918, come abbiamo già visto, deliberò di cambiare il nome delle vie e delle piazze.
Ebbe inizio una sorta di «processo di italianizzazione» e di monumentalizzazione della Grande Guerra facendo delle piazze e delle vie luoghi della memoria storica. Così Borgo Loreto diventò l’attuale Via Quattro Novembre; Piazza del Leone mutò in Piazza Cesare Battisti; Via S. Udalrico fu cambiata in Via Roma. E ancora: Piazza Centrale in Largo Garibaldi; Via del Macello in Fabio Filzi e Via Concini in Via Damiano Chiesa.
La liberazione
L’annessione all’Italia di Trento e Bolzano avvenne con il trattato di St. Germain del settembre 1919, ma già sul finire del 1918, nel Consiglio di quel 30 dicembre, il sindaco Antonio Cembran aprì la seduta affermando che:
«negli ultimi giorni è avvenuto in nostro favore un cambiamento che assurge ad una grandissima importanza. Voglio alludere alla redenzione della terra italiana, rispettivamente della nostra terra, seguita il giorno 4 novembre p.p.
Altra lieta constatazione che devo fare è quella del ritorno dei nostri colleghi di Consiglio sigg. Perini, Azzolini e Varner nonché del segretario Tomasi dall’esilio loro inflitto dal cessato Governo austriaco».
L’amministrazione comunale manifestò, come raccontano i documenti conservati nell’Archivio Storico del Comune di Lavis, mediante un ordine del giorno:
«Il proprio giubilo per la nostra liberazione dal secolare giogo austriaco a noi sempre straniero;
plaude altamente al valoroso esercito liberatore ed è lieto che la nostra redenzione sia venuta solamente per opera dello stesso
inneggia reverente a Sua Maestà il nostro Re e Signore Vittorio Emmanuele III a cui esprime veraci sentimenti di amore e fedele imperitura sudditanza
esterna il proprio cordoglio e nello stesso tempo i più vivi sensi di ammirazione e gratitudine ai militari caduti per la grandezza dell’Italia, ed in modo speciale ai nostri martiri dell’indipendenza Cesare Battisti, Fabio Filzi e Damiano Chiesa
esulta altamente ed inneggia al compimento finalmente avvenuto di una Italia Grande. Incarica il signor Sindaco a farsi interprete di questi sentimenti presso S.E. Il Ministro della Real Casa e presso il Generalissimo Armando Diaz».
La lapide sul municipio
L’arrivo del Regio Esercito, con la conseguente unione del Trentino al Regno d’Italia, doveva essere subito celebrato e ricordato, e il Comune di Lavis, infatti, stanziò nella medesima seduta 100 corone per quella lapide, tutt’ora leggibile sulla facciata del Municipio, inaugurata il 4 febbraio 1919 che così recita:
«Verso il meriggio del 4 novembre 1918 – sfolgorante l’aurora – della nostra redenzione – mirò questa via – sparuta e sgominata – la superstite orda – dei nostri truci aguzzini.
Qui un baldo manipolo – dei Cavalleggeri di Alessandria – catturò cinquecento armati – al grido di Viva l’Italia – al garrulo guizzare del sacro tricolore – al murmure plaudente – d’un popolo – conculcato straziato schermito – anelante – alla patria ed alla libertà».
Alla cerimonia del 4 febbraio erano presenti il duca di Pistoia e il colonnello Ernesto Tarditti: uno dei primi ad entrare a Trento nel novembre 1918 e che quando arrivò a Salorno, in terra tedesca, scrisse che i sentimenti della popolazione erano «meno favorevoli all’occupazione italiana».
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