TRENTO. Sono visi sereni, sorridenti, indaffarati quelli inquadrati da un’attenta cinepresa. Tutto sembra così naturale, semplice, immediato. Spontaneo verrebbe da dire.
Siamo nel 1918, probabilmente, e il filmato è un piccolo gioiello uscito dagli archivi cinematografici dell’Imperial War Museum di Londra. Suona strano che un video dedicato al fronte interno e alla guerra italiana si trovi a Londra, per di più con puntigliosi sottotitoli in inglese.
Se collochiamo meglio questo spezzone però il puzzle si ricompone. Questo documento venne realizzato dal Ministero per gli Armamenti del Regno d’Italia nell’ottica di mostrare l’incredibile espansione dello sforzo bellico italiano avvenuta tra 1914 e 1917.
Video: © IWM (IWM 460)
L’Alto Comando italiano dal canto suo si era convinto dell’utilità di mobilitare su vasta scala tutte le risorse interne possibili per cercare di ottenere la vittoria finale sulle armate austro-tedesche. In questa innovativa strategia, fortemente voluta dal nuovo comandante delle forze armate Armando Diaz, rientrava anche una maggiore attenzione alla propaganda e all’utilizzo di riviste illustrate, immagini e filmati per convincere i cuori e le menti degli italiani dell’ineluttabilità della vittoria.
Fu così, probabilmente, che venne girato questo video che significativamente si intitola “The other Italian army”, l’altro esercito italiano.
Quando vengono girate queste immagini il Comando Supremo e i vertici politici italiani avevano compreso la necessità impellente di coinvolgere quelle fasce di popolazione non ancora toccate dalla mobilitazione totale. Proprio per questo donne e “volontari” coloniali, probabilmente eritrei, sono i protagonisti di questo cortometraggio.
Questo coinvolgimento, osteggiato da ampi settori dell’opinione pubblica, ma necessario per garantire la tenuta dei ritmi produttivi, influirà moltissimo sulle rivendicazioni politiche del primo Dopoguerra e sulla concezione stessa della figura femminile.
Anche il coinvolgimento di uomini provenienti dalle colonie nel lavoro in fabbrica dimostra quale fosse, già 100 anni fa, il livello di circolazione della manodopera e quanto il mondo fosse già “globalizzato”. In particolare il filmato ci ricorda il passato coloniale del nostro Paese, troppe volte dimenticato e sottovalutato.
Certo, visto con gli occhi di oggi, questo filmato sembra sottoporci sfide che, a 100 anni di distanza devono essere ancora pienamente vinte: la parità di genere e l’integrazione.
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