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Coronavirus, chiusi asili, scuole e università di tutta Italia fino a metà marzo. «Anche in Trentino», conferma Fugatti. Intanto nuovo caso a Cles

TRENTO. Il Governo ha deciso per un provvedimento drastico, come forma di precauzione contro la diffusione del Coronavirus. Saranno chiuse tutte le scuole d’Italia, di ogni ordine e grado, compresi asili nido, scuole materne e università. Il provvedimento – che era già stato anticipato da alcuni giornali nazionali – sarà valido fino al 15 marzo.

Il decreto nazionale


Il decreto è stato firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. L’effetto è immediato, con la chiusura già da domani (5 marzo). Decisivo il parere della commissione scientifica che aveva già consigliato la chiusura delle scuole. Si ritiene che sia il modo migliore per evitare che si diffonda il contagio, anche nelle zone che non sono attualmente in difficoltà. Dopo le prime notizie di inizio pomeriggio, è arrivata anche la conferma del ministro Lucia Azzolina.

Soddisfazione è stata già espressa dal presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana. «Finalmente da Roma a Milano tutti hanno preso consapevolezza di quella che è realmente la situazione. Le notizie secondo cui il Consiglio dei Ministri ha deciso di chiudere le scuole fino a metà marzo confermano che la linea assunta da subito dalla Regione Lombardia era quella corretta», ha dichiarato. Il Governo starebbe intanto pensando a possibili stanziamenti e nuove norme, per consentire a uno dei genitori di assentarsi dal lavoro, in caso di chiusura straordinaria delle scuole.

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In Trentino


Il presidente Maurizio Fugatti ha detto di aver atteso «tutto il giorno la decisione del Governo». Ha dichiarato che l’intenzione della giunta provinciale sarebbe stata di tenere aperte le scuole, ma comunque il provvedimento nazionale sarà confermato, «a malincuore», anche in Trentino.

«Ci adeguiamo alle scelte fatte dal governo nazionale. Anche se la nostra parte scientifica ritiene che in Trentino la situazione sia sotto controllo». Anche perché la competenza in tema sanitario è concorrente fra la Provincia autonoma e il Governo centrale (in altre parole: il Trentino non può decidere da solo). «Cercheremo di far capire che il primo punto da cui partire è quello di una riapertura prima possibile delle scuole».

Il malato di Cles


Nel frattempo, c’è il sesto trentino positivo al Coronavirus: si tratta di un quarantunenne, ricoverato il primo marzo all’ospedale di Cles, con sintomi di polmonite batterica. In seguito l’affezione è mutata in polmonite interstiziale, diagnosi che ha fatto scattare l’esame al tampone, da cui l’evidenza del virus. Attualmente il paziente è ricoverato in discrete condizioni di salute nel reparto di medicina a Cles, sarà trasferito nel reparto di malattie infettive a Trento. L’uomo vive da solo e questo fa confidare in un limitato problema di possibili contagi di altre persone.

Bisognerà ora verificare i contatti che il malato ha avuto con il personale dell’ospedale noneso. Una decina di operatori sono già in quarantena. «Dalle prime indagini sembra che il virus non sia stato contratto all’interno dell’area sociale trentina ma all’esterno, ma altre valutazioni saranno fatte giovedì», spiega Paolo Bordon, direttore dell’Azienda sanitaria trentina.

Redazione

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