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“El brò de verza”: una poesia dedicata a tutti i papà

LAVIS. Oggi è la festa del papà: un giorno speciale per chi, come me, ha una specie di adorazione per il proprio babbo e soffre per non poterlo abbracciare e coccolare, nella consapevolezza che ogni giorno che passa, è uno in meno che si potrà trascorrere assieme.

Proprio oggi, la mia mamma – Maria Calliari – mi ha inviato questa poesia, scritta da lei in ricordo del suo, di papà. La trovo una poesia dolce, calda… mi sembra di immaginare lei bimba degli anni ’50, cresciuta in una famiglia di contadini, in una situazione che forse non era poi così diversa da quella che vivremo noi nei prossimi mesi: loro all’uscita di una guerra devastante, noi – speriamo – reduci da una pandemia che cambierà radicalmente le nostre abitudini e le nostre priorità.

È un’ode alle cose semplici, lei che guarda dal basso il suo imponente papà e riconosce in lui amore, forza ed esempio. Condividerla con voi, mi sembra un bel modo per ricordare tutti i papà, quelli che ci hanno fatto crescere; quelli che stanno dando il meglio di sé per far crescere i propri figli; quelli lontani, ma presenti e quelli volati in cielo, ma in fondo, sempre qui, al nostro fianco.

Buona lettura e auguri di cuore a tutti i papà.


El brò de verza


Me ricordo d’inverno, me papà
ch’el curava le strope ‘n la cosina.
Me mama puntuale,vers le dese de matina,
la ghe preparava en brò particolare
con na riceta poreta, ma speciale.

Entant che la verza
la boiva ‘n la padela
la toleva su’n cazot
de la so acqua dalla cela.

En te na chichera granda ‘l lo meteva
sempre la stessa
perchè sol quela
me papà ‘l voleva

En goz de oio, ch’el fessa i oci
formai gratà, na spolverada
con en pò de Maggi, na spergozada,
pever e sal, per dar saor
eco pronto el brodo:
che bon odor!!

Da sott en sù,
mi vardavo me papà
che a bever bro de verza
si grant l’era deventà!!!

Anca mi, ogni tant fago quel brodo:
per continuar la tradizion.
El tasto en migenin, con devozion,
el gusto en po’ alla volta, pian pianin:
torna i ricordi, i anni lontani
mi, matelota, me papà, sti ani…..Maria Calliari


LEGGI ANCHE – La guerra a Lavis: i ricordi di una mamma (parte prima)


 

Cristina Zanghellini

Classe 1981 e lavisana doc, ama scrivere e ragionare. Da bambina sognava di fare la giornalista o la pubblicitaria e, in fondo, un po’ ce l’ha fatta: oggi si occupa di comunicazione e marketing con la sua agenzia che ha sede proprio a Lavis

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