Le storie

La casa campeggio di Dimaro è stata intitolata a Sant’Udalrico

Dimaro. Questo pomeriggio, domenica 29 settembre, alla presenza delle autorità, dei soci fondatori e di coloro che nel tempo hanno ricoperto la carica di consigliere nella cooperativa “Don Grazioli”, si è tenuta la cerimonia di intitolazione della casa vacanze della Parrocchia di Lavis a Dimaro a Sant’Udalrico. Il logo scelto per accompagnare l’iniziativa è quello che la parrocchia ha adottato per le celebrazioni dell’anno udalriciano (2023) ed elaborato da Paolo Rizzolli, l’indimenticato giovane scomparso tragicamente due anni or sono che volentieri si impegnava nelle attività della parrocchia e dell’oratorio ed era un frequentatore della colonia.

La colonia, che da generazioni i ragazzi di Lavis chiamano “il Campeggio“, è utilizzata per soggiorni, campi scuola, settimane bianche, ritiri, giornate e fine settimana di formazione da una decina di gruppi ogni anno, specialmente durante la stagione estiva e il periodo natalizio. Può ospitare fino a 55 persone in stanze tutte fornite di servizi con doccia. La cucina, le cui attrezzature sono state recentemente ed interamente rinnovate, è gestita autonomamente dal singolo gruppo. All’esterno circa 5.000 mq di spazi di gioco (campo da calcio, pallavolo, prato).

“Una casa che non è solo un edificio di mattoni – per usare le parole del Sindaco Andrea Brugnara – ma un luogo dove i ragazzi possono fare esperienze di vita collettiva che li aiuta a crescere e a vivere meglio nella loro Comunità. Le settimane di campeggio trascorse a Dimaro sono esperienze che restano vive nella memoria anche di noi adulti che le abbiamo vissute decenni fa”.

Il campeggio a Dimaro


Dopo i campeggi “selvaggi” in Val San Valentino, in Val di Fumo e a Deggia, l’esigenza di acquisto di una casa per ferie si fece sempre più pressante verso la metà degli anni ottanta del secolo scorso. L’allora Consiglio Pastorale, a fronte delle sempre maggiori difficoltà di reperimento di strutture da prendere in locazione, delle sempre più grandi criticità nell’ottenere le previste autorizzazioni per la ristrutturazione dei locali da un lato (in genere piuttosto malconci) e la gestione dei campeggi dall’altro (allora si utilizzavano le tende che sono state progressivamente messe “al bando”), iniziò a pensare ad una sede stabile e di proprietà.

Così, dopo aver individuato i criteri di ricerca e dopo aver valutato alcune opzioni, finalmente il 6 novembre 1986 la parrocchia di Lavis decise l’acquisto dell’immobile a Dimaro, in Val di Sole, immerso nel verde e facilmente raggiungibile.
I tre anni successivi, pur ospitando i campeggi estivi dei ragazzi di Lavis, furono impiegati per la completa ristrutturazione dell’immobile.

Nel frattempo si stava anche concretizzando l’idea di costituire una cooperativa per la gestione della struttura. Precisamente il 18 settembre 1987, davanti al dottor Paolo Piccoli, Notaio in Trento, 27 soci fondarono l’ente che, tuttora, sovrintende all’utilizzo e all’organizzazione della colonia alpina: la Cooperativa don Grazioli S.C.

Il 30 luglio 1989 l’allora parroco di Lavis don Giulio Pangrazzi inaugurò ufficialmente la nuova casa vacanze. In un passaggio del suo discorso l’arciprete invitava tutti i presenti “ad apprezzare e valorizzare questa casa, prolungamento ideale della chiesa e dell’oratorio” e auspicava che essa dovesse “essere luogo di riposo, ricreazione, amicizia e vita comunitaria, e in particolare perché aiuti a prevenire certi mali moderni che minacciano soprattutto la gioventù”.

Da allora alla guida della cooperativa si sono susseguiti:
Guido Simoni, compianto entusiasta e infaticabile regista senza il quale difficilmente l’impresa dell’acquisto e della ristrutturazione della casa vacanze si sarebbe potuta realizzare;
Giuliano Vulcan (dal 2004);
Don Vittorio Zanotelli (dal 2015);
Don Lamberto Agostini (dal 2021).

Il futuro


Dopo le difficoltà organizzative dovute all’epidemia del COVID 19, si è riscontrato, positivamente, un rinnovato interesse per le attività tutte che si possono organizzare presso la struttura. Un luogo dove è possibile concedersi momenti di pausa nei quali ridare valore alla socialità e al fare comunità, spazi dove, specialmente i più giovani, trovano la possibilità di affrancarsi (almeno temporaneamente) dalla dipendenza dagli strumenti tecnologici.

I valori che animarono quei pionieri che circa quarant’anni diedero il via a questa importante impresa, ricreativa sì ma anche formativa ed educativa, sono tutt’ora presenti ed attuali. A noi l’eredità di trasmetterli anche alle nuove generazioni che dovranno portare avanti il testimone su strade sempre più impegnative ma che da oggi avranno una guida in più, quella del Patrono di Lavis, Sant’Udalrico.

Redazione

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